Molenbeek trasformazione urbana per creare integrazione
Di Eva Bertolacci, Patrizia Cavanna e Diego David
BRUXELLES. A pochi minuti dal centro storico di Bruxelles e dalla Grand Place, oltre il canale che attraversa la capitale belga si estende Molenbeek-Saint-Jean, uno dei quartieri più difficili con un’altissima percentuale di popolazione immigrata.
L’etimologia del nome è fiamminga (molen= mulino e beek= ruscello).
Per anni il suo nome è stato associato a problemi di marginalità sociale, generando fenomeni di radicalizzazione che hanno attirato l’attenzione internazionale, soprattutto dopo l’arresto nel marzo 2016di Salah Abdeslam, coinvolto negli attentati del novembre 2015 a Parigi, incluso il Bataclan, che si era rifugiato nel quartiere di Molenbeek.
Oggi la Municipalità e la Regione stanno cercando di costruire una nuova immagine, lontana dagli stereotipi che ne hanno segnato la reputazione.
Punto di partenza una completa rigenerazione urbana che inizia dalla valorizzazione del patrimonio industriale per la creazione di nuovi spazi a disposizione di iniziative artistiche, asili pubblici, aree ricreative, uffici e residenze con contratti agevolati.
Un’area che si estende su quasi 2000 mq e che ospitava negli anni Cinquanta una fornace, poi dismessa, che ultimamente è stata utilizzata come parcheggio di vecchie auto destinate al mercato Nord Africano.
Spazi rimasti a lungo simbolo di contrasti e segnati da profondi problemi, ma anche luoghi ricchi di energie e simbolo di una convivenza multiculturale tutt’ora in costruzione.
Grazie al FEDER (Fondo Europeo di Sviluppo regionale) e al PNRR (Plan de relance et rèsilience) è stato possibile attingere ad un serbatoio finanziario di 3,4 milioni di euro di cui 1,3 milioni di euro per lo spazio denominato Grand Halle, dove al posto del parcheggio è stata creata un’ampia area ricreativa con luoghi di incontro e per proiezioni cinematografiche; a queste risorse si devono aggiungere ulteriori 2,6 milioni di euro per l’asilo nido messo a disposizione del quartiere con 72 posti per bambini da 0 a 3 anni e 10 appartamenti a canone moderato. Per ciascuno dei due progetti il 50% dell’importo è stato coperto dalle autorità europee e il 50% dalla Regione. Le parole d’ordine sono state: trasformazione, rinnovamento, innovazione, imprenditorialità, ma soprattutto coesione sociale. Grazie a un processo partecipativo in cui abitanti, Associazioni, Comune e Regione hanno lavorato insieme fin dall’inizio e nelle diverse fasi della progettazione, per intercettare i bisogni e costruire un futuro diverso.
Lo stesso percorso che ha contrassegnato la trasformazione dello spazio denominato “Recyclart”, a dieci minuti di distanza dalla Grande Halle e dall’altra parte del canale che taglia in due il quartiere, una volta sede di una raffineria e oggi pronto a diventare un polo culturale, artistico e creativo-produttivo, in linea con la più ampia strategia di riqualificazione del quartiere. Il budget per questa operazione è di oltre 16 milioni di euro provenienti dal FESR, Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale. Un progetto ancora in corso che si concluderà l’anno prossimo.
“Tutti i soggetti coinvolti, dalla Municipalità, alla Regione, alle Associazioni hanno contribuito all’obiettivo di dare vita a spazi multiculturali in una zona problematica caratterizzata da profonde tensioni a causa di una massiccia immigrazione – ha sottolineato Geneviève Planchard, responsabile del Fondo Europeo per losviluppo della Regione di Bruxelles-. Si è arrivati alla realizzazione di un progetto molto importante e anche significativo.
Ma il vero obiettivo alla base di tutto non è ancora pienamente compiuto. Prima di tutto per le risicate risorse destinate alla manutenzione e alla gestione, ad esempio degli spazi verdi intorno all’asilo e anche per le difficoltà di coinvolgere pienamente la popolazione residente, per lo più proveniente dal Nord Africa, soprattutto le donne. Per questo stiamo pensando di dar vita a nuove iniziative per coinvolgere la popolazione femminile del quartiere, per la maggioranza araba, attraverso progetti di mobilità sostenibile che comprendano l’utilizzo della bicicletta. Un mezzo per favorire il movimento e il loro inserimento nel tessuto vivo del quartiere”.
Sicuramente la rigenerazione di Molenbeek rappresenta un tentativo importante di trasformare lo spazio pubblico in un luogo di convivenza restituendo dignità a un’area segnata dall’abbandono e creando nuove occasioni di incontro tra gli abitanti. Il bilancio però, al momento, resta ambivalente, senza risorse sufficienti per la manutenzione, molti interventi rischiano di perdere nel tempo il loro significato o di essere meno efficaci, lasciando incompiuto quel processo di cura collettiva che dovrebbe accompagnare ogni trasformazione urbana. Anche sul piano sociale il percorso è ancora aperto perché l’integrazione piena tra le differenti anime di Molenbeek non è ancora un traguardo raggiunto. La rigenerazione degli edifici e delle piazze da sola non basta.
Un processo di integrazione che passa necessariamente anche attraverso la creazione di nuove case a canone moderato messe a disposizione delle fasce meno abbienti della popolazione. A questo proposito la Regione di Bruxelles ha creato, negli ultimi 12 anni, 41.400 nuovi appartamenti “popolari” in tutta la
regione, che hanno dato una risposta concreta a 85.000 persone e a 58.000 famiglie, su una popolazione complessiva di stranieri residenti pari a 467.055 su un totale di 1.255.795 abitanti (all’incirca il 37%).
L’obiettivo è che la città diventi uno spazio in cui le diversità siano realmente riconosciute e rispettate per costruire un clima di fiducia e di rispetto reciproco. Perché la trasformazione non riguarda solo gli edifici, ma anche le relazioni tra le persone e investire in quartieri più inclusivi può contribuire a creare una società più unita e solidale.
Consulta le slide sulla trasformazione urbana di Molenbeek
FONTI:
https://www.visit.brussels/it/visitatori/venue-details.I-Mulini-di-Molenbeek.263210
https://ibsa.brussels/sites/default/files/publication/documents/Molenbeek-Saint-Jean_FR_cor.pdf
