Fondi Europei, coesione e sviluppo: nuove sfide per Liguria e Toscana
Di di Linda Kaiser, Mara Musante, Diego Venturini
Il gruppo Erasmus+, composto da 20 giornalisti provenienti da Liguria e Toscana, durante il percorso formativo a Bruxelles focalizzato su “Unione Europea e Comunicazione”, ha incontrato nel giugno 2026 le rappresentanze delle rispettive Regioni. I due appuntamenti si sono rivelati cruciali per poter mettere a fuoco il fondamentale ruolo di influenza che gli uffici regionali distaccati in Belgio possono rivestire nel processo decisionale dell’UE. Si tratta di un’attività soprattutto di lobby: termine che non ha, di sua natura, un’accezione oscura o genericamente negativa, ma che qualcuno ama sostituire con il vocabolo “advocacy”.
Tra le priorità strategiche emerse in entrambi gli uffici regionali, grande risalto è stato dato alla tematica di intercettazione, gestione e spesa dei fondi europei all’interno dei rispettivi territori. È questo un lavoro molto complesso, che vede le Regioni direttamente coinvolte e protagoniste nel processo di utilizzazione dei finanziamenti, ma che si appresta a conoscere un nuovo scenario di incertezza e soprattutto una centralizzazione delle risorse.
Al 30 giugno 2026 è fissato il termine di conclusione di tutti i tipi di interventi finanziati dal PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza): una misura straordinaria conseguente al periodo del Covid e che ha visto, anche in Italia, la realizzazione di opere per 194,4 miliardi di euro inserite nel programma Next Generation EU. Parallelamente, la nuova Governance 2028-2034 dell’UE sta prospettando una centralizzazione dei Fondi di Coesione, con l’istituzione di un unico grande fondo che rischia di traslare la gestione delle risorse dai territori ai governi statali, per snellire la burocrazia e premiare le visioni nazionali.
Ed è proprio questo lo scenario in cui le Regioni dei singoli Paesi ingaggiano battaglia, per riesaminare il futuro bilancio UE e cercare di ottenere una revisione critica. Tale decisione comporterebbe la negazione del principio di sussidiarietà – che finora ha accompagnato i Fondi di Coesione – e la mancanza di gestione di risorse che corrispondono a ingenti percentuali dei bilanci regionali. Nel caso in esame, queste risorse sono leggermente sopra la media nazionale in Regione Liguria e ben sopra la stessa media in Regione Toscana.
La revisione intermedia dei Fondi di Coesione ha riprogrammato circa 7 miliardi di euro verso nuove priorità strategiche. I finanziamenti possono ora essere destinati ad abitazioni accessibili, difesa, resilienza idrica e decarbonizzazione.
Il fronte ligure: tra AI Gigafactory e Blue Economy
La Regione Liguria, come riferito dagli uffici di Bruxelles, ha il grande obiettivo – da tempo sostenuto dal Presidente regionale Marco Bucci – di far diventare Genova sede di una delle prossime cinque AI Gigafactory d’Europa: in breve, si tratta di supercomputer destinati all’addestramento e allo sviluppo di modelli avanzati di intelligenza artificiale all’interno di un programma finanziato dalla UE.
Sebbene al bando europeo per l’individuazione delle Città ospitanti parteciperà direttamente l’Italia come Stato Nazionale con il progetto IT4LIA, la Regione ha già candidato Genova come sede europea in collaborazione con Leonardo SpA, forte anche di un ecosistema pregresso fondato su una stretta sinergia tra industria, centri di ricerca e istituzioni. Successivamente, però, si aprirà la partita degli investimenti strategici, atti alla realizzazione di infrastrutture complementari territoriali (trasporti, transizione energetica verde, reti e riqualificazione delle competenze). Ebbene sì, queste ultime saranno, con ogni probabilità, cofinanziate anche dai Fondi di Coesione.
Allo stesso modo, proviene dai suddetti Fondi anche gran parte dei finanziamenti dedicati alla Blue Economy, ovvero l’insieme degli investimenti dedicati all’innovazione marittima, alla transizione energetica dei porti, alla logistica e alla cantieristica avanzata. Si tratta di settori su cui Genova è storicamente centrale nel tessuto delle infrastrutture portuali d’Europa, contando sulla presenza di vere e proprie superpotenze aziendali del settore, come, ad esempio, Fincantieri e Amico & Co, oppure sull’Innovability Hub spezzino del Miglio Blu.
Il modello toscano: la capillarità della “Toscana Diffusa”
Partite diverse sono quelle giocate in Toscana, ma ugualmente cruciali per lo sviluppo delle eccellenze e delle peculiarità del territorio.
Da ormai oltre 5 anni – ovvero da quando la Giunta Regionale vede alla guida il Presidente Eugenio Giani –, la Toscana ha conosciuto internamente un processo di diffusione di fondi regionali molto capillare, noto come “Toscana Diffusa”: una strategia di trasformazione e implementazione di infrastrutture e servizi, per evitare lo spopolamento dei centri più piccoli e permettere a tutto il territorio di intercettare risorse regionali per aiuti alle imprese e opere di rigenerazione urbana.
Si tratta di una politica molto parificatoria, piuttosto che di una visione estremamente generale: al centro sono messe esattamente le specificità dei singoli Comuni, maggiormente capaci di rispondere in modo aderente e puntuale alle esigenze dei territori, anche quelli più periferici.
In quest’ottica, la messa a terra delle Politiche di Coesione – sia si tratti del FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale), del FSE (Fondo Sociale Europeo) o del Fondo di Coesione vero e proprio – risulta determinante per concretizzare la visione di governo regionale: gestire i fondi europei, distribuendoli nei diversi Comuni, e collaborare con gli stessi nell’intercettazione di specifiche linee di finanziamento.
Proprio per questo, gli uffici di Regione Toscana a Bruxelles esercitano una funzione lobbystica – nel tentativo di rivedere la probabilissima gestione, eccessivamente basata sulla premialità, dei Fondi di Coesione – per tutelare gli interessi di tutto il tessuto economico del territorio.
Il rischio centralizzazione e la sfida del futuro
Non serve molto a capire come un vettore di sviluppo che, nel tempo, ha finanziato oltre 150.000 progetti per più di 3 miliardi di euro, rischi di perdere funzioni e concretizzazione, se gestito dall’organo centrale del governo statale, con la possibilità che queste risorse vengano mal spese o disperse.
Sì, perché sia Toscana che Liguria corrispondono a esempi virtuosi di spesa e investimento effettivo dei fondi europei, posizionandosi nettamente al di sopra della media nazionale. La Liguria risulta tra le Regioni con il più alto tasso di capacità di spesa in Italia, mentre la Toscana spesso risulta addirittura in overperformance: dati che confermano un trend consolidato di eccellenza nella spesa delle risorse.
Una gestione a trazione statale, quindi, rischia di far saltare questo banco che ha garantito eccellenti risultati sul territorio: le Regioni non potranno più essere dirette protagoniste a Bruxelles per il reperimento dei fondi, ma dovranno fare i conti con uno step ulteriore, quello statale, con cui dovranno negoziare le priorità all’interno del piano unitario nazionale.
Con tutti questi fronti di sviluppo aperti, e che rischiano adesso di rimanere soltanto socchiusi, risulta comprensibile il bisogno delle due Regioni dell’Alto Tirreno di contrastare la forte centralizzazione a cui stanno andando incontro i Fondi di Coesione. Anche perché gli equilibri politici sono naturalmente instabili, ma soprattutto sono destinati a cambiare a stretto giro.
Nella primavera del 2027, con ogni probabilità, si rinnoverà il Parlamento Italiano e, quindi, anche il Governo. La classe dirigente che gestirà i prossimi Fondi di Coesione è ancora sconosciuta, così come i criteri – tra quelli politicamente modificabili – che deciderà di adottare nel processo di elargizione. Il rischio, quanto mai concreto, è che, per dislocare le risorse su tutta la penisola, possa venire meno il regime meritocratico che finora la gestione prevalentemente regionale ha garantito.
Senza contare che il pericolo dell’aumento della disparità tra territori non riguarderà soltanto l’Italia, ma molti altri paesi membri: ad esempio, i Länder tedeschi sono tra i principali alleati delle Regioni italiane in questa battaglia in UE.
È questo un cambio di paradigma destinato a rimescolare le carte in tavola, stravolgendo un sistema di sviluppo e trasformazione dei nostri luoghi che, nel tempo, è stato in grado di tagliare importantissimi traguardi per il benessere della comunità e la vivibilità di città, quartieri, paesi e borghi.
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📚 Per approfondire. Fonti / linkografia
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Fondo di Coesione UE – Leggi la scheda ufficiale sul Fondo di Coesione
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Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – Consulta il quadro finanziario del PNRR su Italia Domani
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OpenCoesione – Esplora i dati e i progetti finanziati sulla piattaforma OpenCoesione
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Politica di Coesione – Scopri i dettagli sui fondi della politica di coesione governativa
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Regione Liguria – Consulta il documento sull’approvazione del bilancio regionale
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Regione Toscana – Visita la sezione dedicata ai fondi europei in Toscana




