Buon Compleanno

Buon compleanno Erasmus

…Mentre un nuovo gruppo parte per Bruxelles…

di Rosella Schiesaro

 

Il 15 giugno 2026 non sarà soltanto il giorno della partenza del diciottesimo gruppo di giornalisti liguri diretti a Bruxelles per una nuova formazione all’estero. Sarà anche una data altamente simbolica perché proprio il 15 giugno ricorre l’anniversario dell’approvazione ufficiale del programma Erasmus da parte della Comunità Europea, avvenuta a Bruxelles nel 1987.

 

Una coincidenza perfetta per chi si prepara a partire con una valigia piena di aspettative, curiosità e inevitabili paure verso un’esperienza destinata, ancora una volta, a lasciare il segno. ODG Liguria dal 2021 promuove questi progetti per internazionalizzare la formazione ordinaria e, tra Bruxelles, Helsinki, Malaga, Parigi, Berlino e Londra, ad oggi sono già 215 i giornalisti liguri formati con l’Erasmus.

“Vi dico subito che alla fine di questo viaggio tornerete cambiati”. Stefania Berretta, coordinatrice Erasmus per l’ODG Liguria, ricorda ad ogni partenza il potere trasformativo di questo progetto di formazione. Partire per un Erasmus ed uscire dalla propria comfort zone permette infatti di operare un cambiamento profondo su sé stessi.

Perché un Erasmus non è soltanto formazione e studio, è anche crescita personale, incontro, identità europea. È imparare a dividere la propria stanza con uno sconosciuto, è convivere con l’incertezza, con lingue diverse, con abitudini nuove e con versioni di noi stessi che spesso, prima di partire, non conoscevamo ancora.

Ed è forse proprio questo il senso più bello del viaggio: tornare diversi da come si era partiti. Anche perché non si tratta di una vacanza, ma di un progetto formativo che richiede impegno, applicazione, capacità di adattamento e apertura mentale.

Quando sono partita il 22 marzo 2026 per la mia prima esperienza ad Helsinki ho capito subito che trascorrere 7 giorni con 22 persone mai viste prima, di età e provenienze differenti, sarebbe stato un fantastico salto nel buio. Giornate piene, incontri interessanti, stanchezza ed entusiasmo alle stelle. Al rientro ho raccontato a tutti la meraviglia di un progetto formativo condiviso con colleghi altrettanto impegnati ed entusiasti ed ora siamo pronti a partire con il diciottesimo gruppo alla volta di Bruxelles, dove trascorreremo 12 giorni dedicati alla formazione sulla comunicazione delle istituzioni europee.

Erasmus non indica soltanto un progetto universitario europeo: dentro questo nome abita infatti una storia molto più profonda fatta di viaggio, conoscenza, libertà e trasformazione personale. Il termine deriva da Erasmus of Rotterdam, uno dei più grandi intellettuali del Rinascimento europeo, un uomo che aveva attraversato l’Europa per studiare, insegnare e confrontarsi con culture, idee e persone differenti. In un’epoca piena di confini, Erasmo rappresentava già il concetto di cittadino europeo e anche il significato originario del suo nome è sorprendentemente evocativo. Erasmo deriva infatti dal greco “erasmios”, che significa “amabile”, “desiderato”, “degno d’amore”. Un’etimologia che sembra quasi raccontare il senso più autentico dell’esperienza Erasmus: creare legami, aprirsi agli altri, imparare a guardare il mondo con occhi diversi.

Non tutti sanno che Erasmus è anche un acronimo creato dall’allora Comunità Europea: European Community Action Scheme for the Mobility of University Students, ovvero Programma d’azione della Comunità Europea per la mobilità degli studenti universitari. Una scelta volutamente simbolica, pensata proprio per richiamare la figura di Erasmo e la sua idea di cultura senza confini.

Ma forse il significato più autentico dell’Erasmus non si trova nelle definizioni ufficiali e vale la pena ricordare che si tratta di una delle più grandi intuizioni educative europee del Novecento. L’idea nasce grazie alla pedagogista Sofia Corradi, soprannominata “Mamma Erasmus”, che negli anni Sessanta si era vista rifiutare il riconoscimento degli esami sostenuti negli Stati Uniti. Da quella frustrazione nacque una domanda semplice ma rivoluzionaria: perché uno studente europeo non dovrebbe poter studiare in un altro Paese senza perdere il proprio percorso accademico? Dopo quasi vent’anni di lavoro, confronti e mediazioni politiche, il programma Erasmus viene approvato ufficialmente il 15 giugno 1987 a Bruxelles ed entra in vigore il 1° luglio dello stesso anno. All’inizio partono soltanto 3.244 studenti provenienti da undici paesi europei. Oggi quei numeri fanno impressione: dal 1987 ad oggi hanno partecipato al programma oltre 16 milioni di persone tra studenti, docenti, tirocinanti, volontari e professionisti. Si tratta di una delle iniziative più longeve e di maggior successo mai realizzate dall’Unione Europea. Dal 2014 il progetto ha assunto il nome di Erasmus+ ed ha ampliato enormemente il proprio raggio d’azione: non riguarda più soltanto gli universitari, ma anche scuole, formazione professionale, educazione degli adulti, volontariato, gioventù e sport.

Forse, però, il dato più significativo non è quello numerico. In quasi quarant’anni l’Erasmus ha infatti contribuito a creare una generazione di europei in grado di sentirsi cittadini di un continente prima ancora che di una singola nazione. Ha fatto nascere amicizie, amori, collaborazioni professionali e persino famiglie. Ha insegnato a milioni di persone che le differenze culturali non sono un ostacolo, ma una ricchezza enorme da coltivare e custodire. In un’epoca dominata dalla paura per il sopravvento repentino dell’Intelligenza Artificiale, la possibilità di instaurare legami lavorativi e personali autentici rappresenta sempre più una garanzia di benessere e un investimento imprescindibile per le prossime generazioni.

L’Erasmus è un viaggio che comincia con una valigia piena di domande, paure e aspettative e si conclude con la consapevolezza di essere diventati qualcosa di diverso rispetto a quando si è partiti. E forse è proprio per questo potere trasformativo che, dopo quasi quarant’anni, continua ad essere una delle idee più belle che l’Europa abbia mai avuto.

Buon Erasmus!